martedì 4 marzo 2025

Come finirà la guerra RUSSIA-UCRAINA e perché ci renderà PIÙ POVERI a cura di crv e acr!

Punto e a capo: l'Europa si faccia potenza IL PUNTO: COS'È SUCCESSO NELLA SETTIMANA PASSATA Lia Quartapelle* Ciao , come stai? Ho scritto molte volte in questa newsletter che l’Unione europea doveva diventare qualcosa di più, che serviva una maggiore unione per affrontare problemi che diventano sempre più globali. Questa mattina, guardando alla settimana passata e ai giorni davanti a noi, ho la sensazione precisa che è passato il tempo degli auspici, delle visioni, dei desideri: quelli che stiamo vivendo sono giorni cruciali, in cui o si fa l’Europa o si muore. L’accelerazione isolazionista impressa dal presidente Trump alla politica estera americana, le provocazioni del vicepresidente Vance e dello stesso Trump contro il presidente ucraino Zelensky nello Studio Ovale venerdì, la decisione del governo di Netanyahu di bloccare gli aiuti umanitari diretti a Gaza per forzare i termini dell’accordo raggiunto a gennaio, sono tutti fatti che dicono una cosa sola: o c’è una potenza europea che si attrezza per fare una politica estera comune oppure il mondo sarà sempre più in balia di nazioni prepotenti e instabilità. Ho provato qui a scrivere perché serve che l’Europa si faccia potenza (in breve: perché è quello che è mancato per aiutare fino in fondo l’Ucraina, e ci siamo ritrovati a dipendere tutti dalle decisioni degli Stati Uniti). Spesso dimentichiamo quanto si possa fare uniti perché vediamo più le mancanze dell’Ue rispetto a quello che funziona (che diamo per scontato, ma in realtà è frutto di decisioni, rinunce, impegno). L’Unione europea è una potenza economica e commerciale perché gli stati hanno deciso di creare un mercato comune e di delegare la Commissione per i negoziati commerciali. Invece è un nano di politica internazionale, perché ogni stato ha voluto mantenere gelosamente il proprio potere. Come ha detto il premier polacco Donald Tusk, è ora di diventare adulti: 500 milioni di europei non possono più implorare 300 milioni di americani di difenderli da 140 milioni di russi. Questi sono i giorni della svolta: dopo il summit convocato dal primo ministro Starmer a Londra di ieri (qui trovi quel che si è deciso), giovedì a Bruxelles si riunirà il Consiglio europeo per iniziare un confronto sulla politica di difesa e estera comune, che sfocerà poi in decisioni nel Consiglio europeo del 18 marzo. Se vi state chiedendo come si può fare l’Europa della difesa trovate una prima risposta in questa intervista dell’ex commissario Thierry Breton. Inoltre, l'esperienza europea, nata dopo le due guerre mondiali, anche nell'istituzione di un esercito comune non deve dimenticare una preziosa lezione: gli eserciti non devono solo avere un significato di deterrenza, ma devono anche consentire che il ruolo centrale di tutte le relazioni tra stati sia svolto dal diritto internazionale e dalle organizzazioni sovranazionali. E’ importante sottolineare che l’architettura che si sta delineando è basata sulla volontà degli stati (Starmer ieri ha parlato di una coalizione di intenti) e sarà al tempo stesso più grande e più piccola dell’Unione Europea. Ne faranno parte stati come il Canada e il Regno Unito o la Norvegia che non sono nell’Ue (mentre la Turchia vorrebbe svolgere un ruolo di sostegno, ospitando negoziati che includano l’Ucraina), mentre è possibile che l’Ungheria (e forse la Slovacchia?) se ne chiami fuori. [Macron, Starmer, Zelensky - 2 marzo 2025] E l’Italia? Giorgia Meloni sta provando a tenere insieme l’Europa e gli Stati Uniti, ovvero a rendere meno repentino e doloroso l’allontanamento tra le due sponde dell’Atlantico. In astratto è necessario farlo, ed è anche quello che stanno provando a fare il primo ministro Starmer e il presidente francese Macron. Ma a differenza di questi due, che hanno un piano per l’Ucraina (che include anche un impegno di truppe per il peacekeeping) e impegneranno i propri paesi per essere parte di una soluzione, Giorgia Meloni sta dicendo più no che proponendo idee. Ha detto no alla proposta francese sulla pace, ha detto no alla discussione sulla deterrenza nucleare in Europa, non ha espresso una vera solidarietà al presidente Zelensky dopo l’agguato allo Studio ovale (unica in Europa, insieme a Orban). Insomma, sembra che le sue siano più esercizi oratori, un modo per cavarsi d’impaccio tra Trump e von der Leyen piuttosto che una reale linea di politica estera. Quali che siano le sue motivazioni (ha paura che i legami tra Trump e Salvini diventino troppo stretti? Pensa di poter fare meglio di Starmer e Macron?) è importante che mantenga il nostro paese al centro del processo di integrazione europea, lì dove ci sono gli interessi nazionali. Lo ha detto ieri Gianfranco Fini in una bella intervista a Repubblica (non avrei pensato di trovarmi d’accordo su molto di quel che ha detto, si vede proprio che viviamo tempi che rivoluzionano posizioni e punti di vista). Per questo, ha ragione Elly Schlein a chiedere un dibattito in parlamento: vogliamo condividere le responsabilità di questa fase così difficile, affinchè l’Italia ne colga le opportunità, ma non possiamo farlo senza che si discuta apertamente in Parlamento la situazione e le proposte del governo. [Leader europei al vertice di Londra sull'Ucraina - 2 marzo 2025] Intanto, se vi state chiedendo cosa potete fare voi per dare un segnale, segnatevi sul calendario il 15 marzo: rispondendo a un appello di Michele Serra sulle pagine di Repubblica, i sindaci hanno convocato una manifestazione a Roma per l’Europa. Sarà importante esserci in tanti! A CAPO: COSA TENERE D'OCCHIO PER LA SETTIMANA Questa settimana in Aula discuteremo del ddl sul riordino del sistema sanzionatorio in materia finanziaria, del ddl sull'economia dello spazio;, voteremo poi la mozione sul rincaro dei costi dell'energia, infine mercoledì verranno i minsitri Foti (ministro per gli Affari Europei, coesione, Sud Italia e PNRR) e Calderone (ministra del lavoro) per l'informativa sulle politiche volte a favorrire l'occupazione femminile, anche attraverso l'utilizzo di fondi PNRR Domenica 9 marzo alle ore 10 ci vediamo da Avanzi e Upcycle in via Ampere 59 per parlare di autodeterminazione dei corpi. Sarà un dibattito organizzato dall'assessora milanese Gaia Romani sulle libertà individuali e le responsabilità collettive, in particolare parleremo di aborto, consenso, gpa e trascrizioni. Nella prima parte della mattina ci sarà una discussione con diversi ospiti e poi dei tavoli di lavoro. Per partecipare, serve registrarsi qui. Mercoledì 5 marzo, alle ore 16, parteciperò alla presentazione del libro "Iran a mani nude: storie di donne coraggiose contro Ayatollah e pasdaran" di Mariano Giustino. L'evento si terrà alla Camera dei Deputati e insieme a me interverranno Benedetto Della Vedova, Emma Bonino, Elena Bonetti, Maria Elena Boschi e Maryam Pezeshki. A lunedì prossimo, Lia* P.S. Se questa newsletter ti è piaciuta, vuoi consigliare a qualcuno di iscriversi, o hai cambiato indirizzo email e hai bisogno di re-iscriverti, ti lascio questo form per iscriversi. P.P.S. Mi piacerebbe conoscerti un po' meglio. 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